Dal Volley Friends nasce il Torri Team Network

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US Torri Volley
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Di Redazione

In questo periodo di incertezza tutte le società sportive si trovano ad affrontare situazioni di difficile gestione che potrebbero portare ad un cambiamento strutturale. Per questo, a partire dalle fondamenta costruite nelle ultime stagioni con il progetto di collaborazione Volley Friends, l’US Torri ha deciso di compiere un ulteriore passo di radicamento nell’élite della pallavolo giovanile nazionale lanciando il Torri Team Network.

La crescita delle conoscenze e delle competenze sportive ha favorito la creazione di una vera rete di
comunicazione e formazione tra società. L’obiettivo è quello di poter condividere le competenze dirigenziali, gestionali e strutturali con tutti i partner del Network e poterne arricchire la gestione societaria senza snaturare il modus operandi peculiare di ogni singola realtà.

Il Torri Team Network vuole ridare entusiasmo alle atlete e alle famiglie e promuovere la continua formazione personale e dei dirigenti e tecnici delle società affiliate. Ultimo, ma non per importanza, l’obiettivo di condividere principi etici e educativi per la crescita delle società e di tutto il movimento pallavolistico.
Il progetto formativo prevede:
• Workshop per dirigenti;
• Workshop per tecnici;
• Collegiali tra le società del Network.

I vantaggi per le società affiliate:
• Utilizzo del logo e della denominazione “Torri Team Network”;
• Esposizione di un cartonato con logo e denominazione del Torri Team Network nelle palestre delle
società affiliate;
• Possibilità di utilizzare il logo nelle proprie magliette d’allenamento o di gioco;
• Pubblicità dell’affiliazione su tutti i canali social della società associata e su sito e social dell’US Torri;
• Invito a partecipare ai concentramenti di S3 organizzati dal gruppo Torri Team Network;
• Invito a partecipare al Torri Volley Camp a prezzo scontato per le atlete delle società affiliate.

Sono inoltre in cantiere anche un torneo nazionale e un incontro tra tutti i dirigenti fuori porta. Il Network sarà gestito da: Valentina Pernechele (DS Argine Volley) e Ilaria Giatti (Tecnico US Torri), coadiuvate da Dario Tagliabue (DS US Torri). “Credo che il Torri Team Network sia un progetto entusiasmante – commenta Pernechele – e che arrivi in un momento in cui il lavoro in rete risulta indispensabile per crescere e dare qualità. I lavori sono già in corso: stiamo creando degli appuntamenti per il settore promozionale S3 e per l’Under 12, oltre che dei workshop con molti spunti d’interesse per le società. Sono fermamente convinta che il dialogo e la collaborazione tra società sia fondamentale”.

Entusiasta dell’iniziativa anche Ilaria Giatti: “Sono molto contenta di poter dare il mio contributo organizzativo. La mia esperienza personale, sia in ambito sportivo che professionale, mi ha dato la consapevolezza che il confronto e il lavoro in team è fondamentale per raggiungere la qualità e la quantità in qualsiasi attività. Sono certa che la partecipazione attiva di tutti i membri del Network e le competenze specifiche dell’US Torri saranno gli ingredienti giusti per la crescita di ogni società e del volley in generale”.

Per Dario Tagliabue c’è innanzitutto “la soddisfazione per l’entusiasmo dimostrato dalle società, perché molte hanno già aderito, molte altre hanno chiesto informazioni e con altre ancora il dialogo è aperto. Ora abbiamo voluto ufficializzare la nascita di una realtà che ha già iniziato a dare i suoi frutti. La scelta di Pernechele e Giatti non è casuale, ma trova ragione nella loro intraprendenza, nella loro competenza e nel loro entusiasmo. I progetti che abbiamo in testa sono molti e vogliamo farci trovare pronti per settembre. L’obiettivo principale è quello di dare fiducia e trasmettere la nostra passione a tutte quelle realtà che in questo momento complicato rischiano di non trovare la giusta forza per ripartire”

(Fonte: comunicato stampa)

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Stephen Maar tra passato, futuro, famiglia (si sposa) e Trento: “L’avversaria peggiore, ma…”

Sale in Zucca

Prendi un ragazzo di 22 anni che arriva in Italia, a Padova, direttamente dal Canada. Capisci subito che ha un’energia speciale, fatta più di quello che non è ancora, ma che saltuariamente ti mostra in campo, che di quello che poi sarà il suo vissuto negli anni successivi. Questo ragazzo fa un percorso, articolato tra alcune delle piazze più importanti della Superlega, parliamo di Verona, Milano, Cisterna. Arriva a Monza, gioca dei playoff meravigliosi e una finale Scudetto contro pronostico, tra esplosioni di gioia, rabbia agonistica, palloni che pensi possano saltare per aria e un tormento interiore, che è la sua cifra. 

L’arrivo a Piacenza di Stephen Maar è forse l’ultima fase di questa evoluzione complessa, durata otto anni (per la parentesi russa alla Dinamo Mosca ci arriviamo) e nella quale lo schiacciatore oggi tira qualche somma, un po’ perché a trent’anni tutto appare più chiaro, tutto prende una forma diversa, e forse perché si è pronti per essere ciò che veramente si vuole essere da grandi, con o senza la pallavolo davanti:

“Ho trovato la mia tranquillità, il mio mondo. Per tanti anni sono andato avanti, girando il mondo e vivendo anni molto intensamente. Per la prima volta quest’anno la mia famiglia avrà la priorità rispetto a tutto e in estate voglio spendere un po’ di tempo assieme a loro”.

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Molly Lohman (@mollylohman)

Ha annunciato il matrimonio con la sua compagna Molly Lohman, pallavolista, solo qualche settimana fa. Vi sposerete in Italia?

“Le ho chiesto di sposarci in un pomeriggio sul Lago di Garda. Ma per ora non abbiamo i dettagli precisi anche perché dobbiamo incrociare le agende e i programmi. Adesso che mi fa pensare, sarebbe proprio bello se ci sposassimo in Italia (ride n.d.r.)”.

Anche perché l’Italia è stata la sua fortuna Maar. Ma anche per noi averla nel campionato italiano.

“Un bel viaggio, lungo otto stagioni, che comprende anche la mia parentesi russa. Ho giocato in tantissime città e ho considerato casa ogni luogo in cui sono stato. Ognuno di quei luoghi mi ha lasciato qualcosa, dalle persone, alle esperienze”.

Quella che ricorda per un motivo particolare?

“Credo Cisterna. È stato un anno molto particolare, dopo Milano e prima della proposta di Monza, dove poi ho trascorso tre anni della mia vita. Era un contesto molto piccolo, una città molto vivibile e una squadra capitanata da Fabio Soli e da uno staff, ricordo su tutti Gioele Rosellini, con cui ho lavorato molto bene. La pallavolo era seguitissima ed è stata la prima volta in Italia in cui le persone con cui avevo a che fare nella quotidianità, parlo magari del panettiere o dei ragazzi o ragazze che trovavo al supermercato, poi le ritrovavo sugli spalti a tifare la domenica”.

Si ricorda il Maar di Padova invece? Arrivato con tante novità a Padova? 

“Ricordo una squadra completamente nuova, che fece un inizio di campionato incredibile. Peccato perché poi ci siamo persi durante l’anno. Ma ripeto, la casa per me è ovunque in Italia”.

Ora la casa è Piacenza. Un anno che è stato letteralmente una montagna russa.

“Un anno in cui questo weekend cominceremo un importante semifinale contro Trento, e a cui teniamo davvero molto”.

Dall’arrivo di Travica, Piacenza sembra avere una luce nuova.

“Ogni cambio porta con sé uno scossone, o meglio, una reazione. Il periodo di difficoltà precedente ci ha fatto riflettere e c’è stata come pensavo e dicevo una reazione da parte di tutti. Ora tutti ci crediamo un po’ di più. Certo, Trento è l’avversaria che nessuno vorrebbe ritrovare in semifinale, anche perché è stata la migliore della regular season. Io ora non penso più a chi mi ritroverò di fronte, ma a come lo affronterò”.

foto Gas Sales Bluenergy Piacenza

La affronterà, mi permetto di dire in una condizione mentale diversa.

“Cosa intende?”

La rivedo in campo con una serenità che non conoscevo.

“Sì, è un bel momento della mia vita”.

Stephen Maar pensava di arrivare fino a qui quando studiava alla McMaster University?

“Non pensavo di avere fino a qui. Ho tanta gratitudine per tutti coloro che mi hanno permesso di fare un percorso, la mia strada. Ho studiato, ho aperto la mente a tutto ciò che mi è stato insegnato e ritrovarmi oggi a questo punto mi rende davvero orgoglioso”.

Di Roberto Zucca