Il grande rientro di Tatyana Kosheleva: “Il lavoro duro paga”

DATA PUBBLICAZIONE
TEMPO DI LETTURA
meno di 5 minuti
SHARE
Foto Megabox Volley
SHARE
TEMPO DI LETTURA
meno di 5 minuti

Di Redazione

Un urlo liberatorio dopo aver messo a terra la palla del 3-2 contro Cuneo: così Tatyana Kosheleva ha salutato il suo rientro in campo dopo il grave infortunio ai legamenti del ginocchio subito a febbraio scorso. Rientro che è coinciso con la grande vittoria in rimonta della sua Megabox Ondulati Del Savio Vallefoglia. Con gli occhi rossi e lucidi, dopo aver ringraziato tutte le compagne di squadra, la schiacciatrice ha abbracciato l’allenatore Andrea Mafrici e poi ha raggiunto il fisioterapista Georgi Bivolarski, con il quale ha condiviso mesi di fatica per tornare a fare la differenza: “Il lavoro duro paga, anche quello lontano dal campo“. L’ultimo abbraccio, strettissimo, per il presidente Ivano Angeli, che con la moglie Luisa ha condiviso quasi otto mesi tra incertezze e speranze.

Kosheleva, però, mette il gruppo davanti a tutto: “Sono molto contenta della prestazione della squadra. Con Cuneo era la nostra prima partita vera, la prima del campionato e ci sta partire un po’ contratte: ringrazio le mie compagne, tutte. Dopo le difficoltà iniziali, dopo due set persi, non abbiamo mollato. Anzi, ci siamo convinte che tutte insieme avremmo potuto recuperare, tornare in partita, giocarcela al tie break. Abbiamo trovato quello spirito di gruppo e quell’armonia che ci hanno portato fino al quinto set e a vincere. Determinazione, spirito di gruppo e i nostri tifosi saranno fondamentali per il prosieguo della stagione“.

17 punti, tra i quali 7 break point, un solo errore in battuta e 7 in ricezione, dove Kosheleva è stata costantemente presa di mira dal servizio della connazionale Sofya Kuznetsova: le statistiche anche questa volta non descrivono a pieno i contenuti di una partita che va ben oltre i numeri. “La mia condizione migliora di giorno in giorno, anche se è evidente che non posso essere già subito al massimo – spiega la capitana –. Merito anche della qualità degli allenamenti, che crescerà ancora grazie all’arrivo di Maja (Aleksic) e Micha (Hancock)”.

E poi l’urlo finale: “Non mi sono accorta che è stato così lungo. Ho scaricato la tensione per la lunga assenza dalle partite vere, per i cinque set disputati, per la vittoria che abbiamo meritato. Ma l’urlo l’ho cancellato, è già passato: oggi c’è la consapevolezza che, come gruppo, possiamo dire la nostra in ogni partita“.

(fonte: Comunicato stampa)

CONDIVIDI SUI SOCIAL

Facebook

ULTIMI

ARTICOLI


Stephen Maar tra passato, futuro, famiglia (si sposa) e Trento: “L’avversaria peggiore, ma…”

Sale in Zucca

Prendi un ragazzo di 22 anni che arriva in Italia, a Padova, direttamente dal Canada. Capisci subito che ha un’energia speciale, fatta più di quello che non è ancora, ma che saltuariamente ti mostra in campo, che di quello che poi sarà il suo vissuto negli anni successivi. Questo ragazzo fa un percorso, articolato tra alcune delle piazze più importanti della Superlega, parliamo di Verona, Milano, Cisterna. Arriva a Monza, gioca dei playoff meravigliosi e una finale Scudetto contro pronostico, tra esplosioni di gioia, rabbia agonistica, palloni che pensi possano saltare per aria e un tormento interiore, che è la sua cifra. 

L’arrivo a Piacenza di Stephen Maar è forse l’ultima fase di questa evoluzione complessa, durata otto anni (per la parentesi russa alla Dinamo Mosca ci arriviamo) e nella quale lo schiacciatore oggi tira qualche somma, un po’ perché a trent’anni tutto appare più chiaro, tutto prende una forma diversa, e forse perché si è pronti per essere ciò che veramente si vuole essere da grandi, con o senza la pallavolo davanti:

“Ho trovato la mia tranquillità, il mio mondo. Per tanti anni sono andato avanti, girando il mondo e vivendo anni molto intensamente. Per la prima volta quest’anno la mia famiglia avrà la priorità rispetto a tutto e in estate voglio spendere un po’ di tempo assieme a loro”.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

Un post condiviso da Molly Lohman (@mollylohman)

Ha annunciato il matrimonio con la sua compagna Molly Lohman, pallavolista, solo qualche settimana fa. Vi sposerete in Italia?

“Le ho chiesto di sposarci in un pomeriggio sul Lago di Garda. Ma per ora non abbiamo i dettagli precisi anche perché dobbiamo incrociare le agende e i programmi. Adesso che mi fa pensare, sarebbe proprio bello se ci sposassimo in Italia (ride n.d.r.)”.

Anche perché l’Italia è stata la sua fortuna Maar. Ma anche per noi averla nel campionato italiano.

“Un bel viaggio, lungo otto stagioni, che comprende anche la mia parentesi russa. Ho giocato in tantissime città e ho considerato casa ogni luogo in cui sono stato. Ognuno di quei luoghi mi ha lasciato qualcosa, dalle persone, alle esperienze”.

Quella che ricorda per un motivo particolare?

“Credo Cisterna. È stato un anno molto particolare, dopo Milano e prima della proposta di Monza, dove poi ho trascorso tre anni della mia vita. Era un contesto molto piccolo, una città molto vivibile e una squadra capitanata da Fabio Soli e da uno staff, ricordo su tutti Gioele Rosellini, con cui ho lavorato molto bene. La pallavolo era seguitissima ed è stata la prima volta in Italia in cui le persone con cui avevo a che fare nella quotidianità, parlo magari del panettiere o dei ragazzi o ragazze che trovavo al supermercato, poi le ritrovavo sugli spalti a tifare la domenica”.

Si ricorda il Maar di Padova invece? Arrivato con tante novità a Padova? 

“Ricordo una squadra completamente nuova, che fece un inizio di campionato incredibile. Peccato perché poi ci siamo persi durante l’anno. Ma ripeto, la casa per me è ovunque in Italia”.

Ora la casa è Piacenza. Un anno che è stato letteralmente una montagna russa.

“Un anno in cui questo weekend cominceremo un importante semifinale contro Trento, e a cui teniamo davvero molto”.

Dall’arrivo di Travica, Piacenza sembra avere una luce nuova.

“Ogni cambio porta con sé uno scossone, o meglio, una reazione. Il periodo di difficoltà precedente ci ha fatto riflettere e c’è stata come pensavo e dicevo una reazione da parte di tutti. Ora tutti ci crediamo un po’ di più. Certo, Trento è l’avversaria che nessuno vorrebbe ritrovare in semifinale, anche perché è stata la migliore della regular season. Io ora non penso più a chi mi ritroverò di fronte, ma a come lo affronterò”.

foto Gas Sales Bluenergy Piacenza

La affronterà, mi permetto di dire in una condizione mentale diversa.

“Cosa intende?”

La rivedo in campo con una serenità che non conoscevo.

“Sì, è un bel momento della mia vita”.

Stephen Maar pensava di arrivare fino a qui quando studiava alla McMaster University?

“Non pensavo di avere fino a qui. Ho tanta gratitudine per tutti coloro che mi hanno permesso di fare un percorso, la mia strada. Ho studiato, ho aperto la mente a tutto ciò che mi è stato insegnato e ritrovarmi oggi a questo punto mi rende davvero orgoglioso”.

Di Roberto Zucca