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Quando Papa Francesco si rivolse ai pallavolisti parlando di battuta, ricezione, alzata, attacco, muro

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Meno di un anno e mezzo è passato da quel 30 gennaio 2023: una data passata alla storia per la Federazione Italiana Pallavolo. Quasi 200 persone, in rappresentanza delle nazionali azzurre di volley, furono ricevute per la prima volta in Vaticano da Papa Francesco, in udienza privata presso la Sala Clementina del Palazzo Apostolico.

E così oggi, nel giorno in cui un fiume di persone sta rendendo l’ultimo omaggio al Santo Padre, ritornano in mente i ricordi di quella straordinaria giornata. Perché l’udienza nella Sala Clementina ha rappresentato un momento impossibile da dimenticare per chiunque vi abbia partecipato. 

A dare voce alle emozioni azzurre fu il presidente Giuseppe Manfredi“Santità, a nome della Federazione Italiana Pallavolo e di tutto il movimento pallavolistico italiano desidero esprimerLe i più sinceri ringraziamenti per averci concesso quest’udienza. Avremmo voluto presentarci con tanti regali per dimostrarLe la nostra gratitudine e il nostro affetto, invece le doneremo solo un presente simbolico, ma per noi molto significativo: la maglia azzurra, insieme alla medaglia d’Oro conquistata dalla nazionale italiana agli ultimi Mondiali, una tra le tante vinte dalle nostre squadre nel corso del 2022.  Sperando di farLe cosa gradita abbiamo preferito regalare ai bambini del Dispensario Pediatrico Santa Marta del materiale d’abbigliamento, oltre a dei palloni, in maniera da permettergli di giocare e divertirsi. La nostra scelta è stata dettata da quello spirito d’inclusione sincero e gratuito che da sempre caratterizzano la pallavolo.” (QUI il discorso completo).

A quell’intervento, seguì il discorso di Papa Francesco che si ispirò proprio alle fasi della pallavolo per suggerire delle azioni da compiere nella vita di tutti i giorni: 

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti! Ringrazio il Presidente per le parole di saluto che mi ha rivolto a nome della Federazione e di tutti voi, atlete e atleti delle nazionali italiane di pallavolo, maschili e femminili, maggiori e giovanili.
Insieme alla Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana state compiendo un percorso per diffondere sul territorio e tra le società sportive i valori educativi dello sport, in una prospettiva integrale che unisca alla tecnica la possibilità di dare il meglio di sé, sia nell’attività agonistica sia nella vita. Lo sport, infatti, deve essere sempre a servizio della persona e della società, non di interessi o logiche di potere.

Vorrei dunque incoraggiarvi a proseguire nel cammino intrapreso, proponendovi alcune indicazioni che traggo dalle azioni fondamentali del vostro sport.

Innanzitutto, la battuta, che è il primo colpo che dà il via al gioco. Nella partita, così come nella vita di ogni giorno, occorre prendere l’iniziativa, assumersi la responsabilità, coinvolgersi. Mai restare fermi! Lo sport può aiutare molto a superare timidezze e fragilità, a maturare nella propria consapevolezza, ad essere protagonisti, senza mai dimenticare che «la dignità della persona umana costituisce il fine e il metro di giudizio di ogni attività sportiva» (Giovanni Paolo II, Giubileo degli sportivi, 29 ottobre 2000).

Alla battuta corrisponde la ricezione. Come bisogna essere pronti a ricevere la palla per indirizzarla in una determinata area, così è importante essere disponibili ad accogliere suggerimenti e ad ascoltare, con umiltà e pazienza. Non si diventa campioni senza una guida, senza un allenatore disposto ad accompagnare, a motivare, a correggere senza umiliare, a sollevare quando si cade e a condividere la gioia della vittoria. Servono persone che siano punti di riferimento solidi, capaci di insegnare a “ricevere” bene, individuando i talenti dei propri atleti per farli fruttificare al meglio.

C’è poi l’alzata, il passaggio verso il compagno o la compagna che ha il compito di finalizzare l’azione. Non si è mai soli, c’è sempre qualcuno da servire. Non esiste solo la dimensione individuale, ma si è parte di un gruppo: ognuno è chiamato a dare il proprio contributo perché si possa vincere insieme. I giocatori di una squadra sono come le membra di un corpo: san Paolo dice che «se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1 Cor 12,26). In un mondo dove si sgomita per apparire e per emergere a tutti i costi, dove l’io viene prima del noi, dove si scarta chi è debole e improduttivo, lo sport può essere segno convincente di unità, di integrazione, e può lanciare un messaggio forte di pace e di amicizia.

Decisiva è certamente l’azione di attacco, che consente di fare punti e di costruire la vittoria. Lo sport deve promuovere un sano agonismo, senza scadere nella tentazione di vincere calpestando le regole. Il sacrificio, l’allenamento, il rigore sono elementi imprescindibili dello sport, mentre la pratica del doping, oltre ad essere pericolosa, è un inganno che toglie bellezza e divertimento al gioco, macchiandolo di falsità e facendolo diventare sporco.

Per opporsi all’attacco, si fa il muro. Questa parola ci fa pensare ai muri presenti in diversi luoghi del mondo, segno di divisione e di chiusura, dell’incapacità degli uomini di dialogare, della presunzione di chi pensa che ci si può salvare da soli. Invece, nella pallavolo, quando si fa muro si salta in alto per affrontare la schiacciata avversaria: questo gesto ci aiuta a pensare la parola in un’accezione positiva. Saltare in alto significa distaccarsi da terra, dalla materialità e dunque da tutte quelle logiche di business che intaccano lo spirito sportivo. 

I soldi e il successo non devono mai far venire meno la componente di gioco, di divertimento. E per questo mi raccomando tanto: non lasciare mai la dimensione amatoriale dello sport. Lo sport o è amatoriale o non è sport. Questo va custodito bene, perché con questo voi custodite anche il vostro cuore.

Cari amici, vi ringrazio per questa visita e vi esorto ad essere sempre testimoni di correttezza e lealtà. Molti ragazzi vi guardano e tifano per voi: per loro siete dei modelli, non deludeteli! Vi auguro di giocare bene divertendovi, diffondendo nel campo e fuori dal campo i valori dell’amicizia, della solidarietà e della pace. Di cuore benedico voi e i vostri cari. E, per favore, vi chiedo di pregare per me. Grazie!”

Parole straordinarie che, oggi più che mai, rappresentano un’illuminante fonte d’ispirazione per tutto il mondo della pallavolo, e non solo. 

La VIDEOGALLERY dell’udienza è disponibile QUI
La FOTOGALLERY dell’udienza è disponibile QUI

(fonte: FIPAV)

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