Sabbi: ” Se tutto va bene, in un paio di settimane potrò essere pronto”

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Foto: Paola Libralato
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Di Redazione

Una squadra da prendere per mano e risollevare. È questo il compito del “bomber” non ancora sceso in campo della Top Volley Cisterna, Giulio Sabbi. Proprio di oggi le dichiarazioni del numero uno pontino sul suo ritorno, e ora è il Messaggero ad intervistare il numero 10 reduce da uno strappo muscolare subito nella fase preparatoria del campionato.

Sul suo ritorno in campo l’opposto azzurro, che finalmente è tornato comunque a fare riscaldamento nella scorsa partita contro Trento, commenta così:” Spero davvero molto presto, perché non ce la faccio più a guardare le partite da spettatore. L’ultima risonanza magnetica ha detto che il muscolo è quasi completamente guarito e ho ripreso ad allenarmi cominciando ad aumentare progressivamente i carichi di lavoro e fare schiacciate e battute senza forzare. Se tutto va bene spero che in un paio di settimane potrò essere pronto».

Da spettatore come ha visto la squadra? «Beh l’assenza di un attaccante titolare pesa parecchio. Aver dovuto spostare un centrale nel ruolo di opposto, e Szwarc si è anche comportato bene, ha portato scompensi, rendendo a volte il gioco scontato. E il livello alto del nostro campionato non perdona. L’impressione è che siamo una buona squadra ma bisogna crederci di più».

Con Kovac cos’è cambiato? «Il cambio di allenatore provoca sempre una scossa e anche in questo caso Boban ci ha dato una spinta in più, cambiando metodi di lavoro e mentalità di approccio alle partite».

Siamo nella seconda fase del girone di andata di SuperLega e sono state perse occasioni che sulla carta avrebbero dovuto portare punti. Ora ci sono partite toste e una classifica da recuperare. “In questo campionato il livello è altissimo e non ci sono gare più facili di altre. Ogni partita è a sé. Bisogna giocare per fare punti sempre. Non sono consentite distrazioni o cali di tensione. Subire serie di battute come quelle con Trento ti spezza le gambe così come non deve succedere di farsi rimontare vantaggi importanti. Credo che abbiamo tutto il tempo di riprenderci. Il campionato è lungo, la classifica ancora corta e un paio di vittorie possono fare la differenza. Dobbiamo crederci e lavorare per migliorare il nostro gioco. Non ho la pretesa di essere il salvatore della squadra, ma una mano credo che potrò darla”

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Stephen Maar tra passato, futuro, famiglia (si sposa) e Trento: “L’avversaria peggiore, ma…”

Sale in Zucca

Prendi un ragazzo di 22 anni che arriva in Italia, a Padova, direttamente dal Canada. Capisci subito che ha un’energia speciale, fatta più di quello che non è ancora, ma che saltuariamente ti mostra in campo, che di quello che poi sarà il suo vissuto negli anni successivi. Questo ragazzo fa un percorso, articolato tra alcune delle piazze più importanti della Superlega, parliamo di Verona, Milano, Cisterna. Arriva a Monza, gioca dei playoff meravigliosi e una finale Scudetto contro pronostico, tra esplosioni di gioia, rabbia agonistica, palloni che pensi possano saltare per aria e un tormento interiore, che è la sua cifra. 

L’arrivo a Piacenza di Stephen Maar è forse l’ultima fase di questa evoluzione complessa, durata otto anni (per la parentesi russa alla Dinamo Mosca ci arriviamo) e nella quale lo schiacciatore oggi tira qualche somma, un po’ perché a trent’anni tutto appare più chiaro, tutto prende una forma diversa, e forse perché si è pronti per essere ciò che veramente si vuole essere da grandi, con o senza la pallavolo davanti:

“Ho trovato la mia tranquillità, il mio mondo. Per tanti anni sono andato avanti, girando il mondo e vivendo anni molto intensamente. Per la prima volta quest’anno la mia famiglia avrà la priorità rispetto a tutto e in estate voglio spendere un po’ di tempo assieme a loro”.

 
 
 
 
 
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Ha annunciato il matrimonio con la sua compagna Molly Lohman, pallavolista, solo qualche settimana fa. Vi sposerete in Italia?

“Le ho chiesto di sposarci in un pomeriggio sul Lago di Garda. Ma per ora non abbiamo i dettagli precisi anche perché dobbiamo incrociare le agende e i programmi. Adesso che mi fa pensare, sarebbe proprio bello se ci sposassimo in Italia (ride n.d.r.)”.

Anche perché l’Italia è stata la sua fortuna Maar. Ma anche per noi averla nel campionato italiano.

“Un bel viaggio, lungo otto stagioni, che comprende anche la mia parentesi russa. Ho giocato in tantissime città e ho considerato casa ogni luogo in cui sono stato. Ognuno di quei luoghi mi ha lasciato qualcosa, dalle persone, alle esperienze”.

Quella che ricorda per un motivo particolare?

“Credo Cisterna. È stato un anno molto particolare, dopo Milano e prima della proposta di Monza, dove poi ho trascorso tre anni della mia vita. Era un contesto molto piccolo, una città molto vivibile e una squadra capitanata da Fabio Soli e da uno staff, ricordo su tutti Gioele Rosellini, con cui ho lavorato molto bene. La pallavolo era seguitissima ed è stata la prima volta in Italia in cui le persone con cui avevo a che fare nella quotidianità, parlo magari del panettiere o dei ragazzi o ragazze che trovavo al supermercato, poi le ritrovavo sugli spalti a tifare la domenica”.

Si ricorda il Maar di Padova invece? Arrivato con tante novità a Padova? 

“Ricordo una squadra completamente nuova, che fece un inizio di campionato incredibile. Peccato perché poi ci siamo persi durante l’anno. Ma ripeto, la casa per me è ovunque in Italia”.

Ora la casa è Piacenza. Un anno che è stato letteralmente una montagna russa.

“Un anno in cui questo weekend cominceremo un importante semifinale contro Trento, e a cui teniamo davvero molto”.

Dall’arrivo di Travica, Piacenza sembra avere una luce nuova.

“Ogni cambio porta con sé uno scossone, o meglio, una reazione. Il periodo di difficoltà precedente ci ha fatto riflettere e c’è stata come pensavo e dicevo una reazione da parte di tutti. Ora tutti ci crediamo un po’ di più. Certo, Trento è l’avversaria che nessuno vorrebbe ritrovare in semifinale, anche perché è stata la migliore della regular season. Io ora non penso più a chi mi ritroverò di fronte, ma a come lo affronterò”.

foto Gas Sales Bluenergy Piacenza

La affronterà, mi permetto di dire in una condizione mentale diversa.

“Cosa intende?”

La rivedo in campo con una serenità che non conoscevo.

“Sì, è un bel momento della mia vita”.

Stephen Maar pensava di arrivare fino a qui quando studiava alla McMaster University?

“Non pensavo di avere fino a qui. Ho tanta gratitudine per tutti coloro che mi hanno permesso di fare un percorso, la mia strada. Ho studiato, ho aperto la mente a tutto ciò che mi è stato insegnato e ritrovarmi oggi a questo punto mi rende davvero orgoglioso”.

Di Roberto Zucca